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3 1. Introduzione

Il progetto prevede la creazione di standard di collegamento tra strutture ospedaliere in Europa e strutture ospedaliere in Africa, utilizzando strumenti di telemedicina innovativi ed ad alto rendimento. Lo scopo principale del progetto è permettere ai pazienti africani di usufruire di servizi sanitari di buon livello, altrimenti difficilmente raggiungibili. Inoltre, si perseguono obiettivi collaterali, quali l'utilizzo di sistemi innovativi in aree di grande interesse generale, e, per quanto riguarda la gestione dei centri africani, il training di addetti atti ad utilizzare e mantenere le strutture in perfetto funzionamento. Il progetto, alla luce dei suoi obiettivi, di impatto specificatamente internazionali, ha visto la partecipazione di una serie di agenti diversi, tra cui imprese (Telecom Italia, France Telecom, Inmarsat, ecc.) e strutture pubbliche (Laboratorio di Robotica del Politecnico di Milano, Ministero delle Poste italiane), così come enti internazionali (ITU, UATI, G-7, ecc.).Inoltre, coinvolse nella sua realizzazione un buon numero di Stati africani, principali interessati ad una sua reale implementazione. Alla luce di ciò, il progetto ha visto la creazione di diverse equipe ad hoc, che in itinere hanno aumentato il numero e la valenza dei soggetti partecipanti, e che, specialmente durante la realizzazione dei collegamenti dimostrativi del Maggio 1996, hanno realizzato un altissimo grado di integrazione e collaborazione, molto positivo, per la riuscita del progetto.


 33 2. Nascita dell'idea

3 2.1 Il contesto

 I sistemi di teleconsulting si possono vedere come all'incrocio delle due strade, provenienti dai settori delle telecomunicazioni e dell'informatica applicata alla medicina. Nel caso del progetto in esame, l'applicazione si riferisce alla possibilità di realizzare consultazioni mediche a distanza, utilizzando apparecchiature collegate ai sistemi informatici (in particolare per radiologia, cardiologia ed analisi di laboratorio).

Il settore delle Telecomunicazioni è in continuo sviluppo, grazie all'utilizzazione di sempre nuovi canali di trasmissione: reti Internet, reti ISDN; comunicazioni satellitari, telefonia fissa e mobile. In particolare, è ormai noto a tutti lo sviluppo che la "rete delle reti" ha raggiunto in tutto il mondo e gli effetti che ha portato nella globalizzazione del mondo attuale. Inoltre, il confronto tra le varie tecnologie disponibili, porta ad una naturale analisi delle differenze ed all'individuazione di campi di applicazione diversi e mirati, appunto, sulla base delle caratteristiche particolari, così come al loro utilizzo integrato (Internet/ISDN/satelliti).

Nel settore dell'informatica è ormai da anni che si è dimostrato fruttuoso l'utilizzo di tecnologie di teleconsulting nell'ambito della telemedicina. In particolare, la flessibilità delle strutture e la facilità di implementazione sono caratteristiche imprescindibili, che determinano il successo di un prodotto e la sua applicabilità.

L'implementazione di sistemi di Teleconsulting è però ancora praticamente un'esclusiva dei Paesi avanzati, che trovano al loro interno le risorse tecnico-scientifiche necessarie alla nascita di idee ed all'individuazione di campi di applicazione. Inoltre, non si può dimenticare la possibilità di generare ed investire risorse economiche e finanziare ingenti, necessarie in progetti purtroppo ancora "rivoluzionari", anche se sempre più riconosciuti come imprescindibili. In una società come quella attuale, sempre più aperta alla globalizzazione, ed ormai cosciente che il multimediale può essere fonte di crescita e sviluppo per l'individuo, qualsiasi nuova applicazione di questi strumenti può essere vista come un successo, ma la mancanza di progetti studiati per l'applicazione a contesti sottosviluppati non può non invitarci a riflettere. In realtà è proprio dove le strutture sanitarie sono carenti e dove il contesto sociale è arretrato che i sistemi di Teleconsulting potrebbero realizzare i loro maggiori successi. E' lì dove la necessità è impellente, ed è sempre lì che le strutture innovative potrebbero portare in tempi brevissimi tecnologie avanzate, per l'utilizzo diffuso. Sarebbe infatti più semplice agire in questa maniera che pensare di poter esportare in contesti sottosviluppati un modello di infrastrutture mediche che richiederebbe anni e risorse (umane e materiali) ingenti, probabilmente non alla portata di molti Paesi sottosviluppati, almeno per ora. La necessità di sistemi innovativi che permettano ad un sempre maggiore bacino di utenza di poter usufruire di servizi ormai comuni nella moderna società occidentale è più che visibile, insomma. Il problema è la manifestazione di tali bisogni, comunque reali, palpabili: in particolare è palese, nelle società sottosviluppate, la mancanza di meccanismi di stimolo e di ricerca, e la tendenza ad abbandonare le strade particolarmente innovative, che comportano forti rischi legati alle possibilità di insuccesso. E' forse superfluo ricordare che proprio per questo motivo esistono da diverso tempo organi internazionali per lo sviluppo delle aree mondiali depresse, così come istituzioni di avanguardia nella sperimentazione delle tecnologie innovative e nell'applicazione delle stesse a contesti sempre più ampi.

In realtà, la situazione non si presenta assolutamente come uniforme, giacché ogni Paese è praticamente una realtà particolare: basti pensare già solo alle differenze tra Paesi africani francofoni ed anglofili. Esistono Paesi che, fortunatamente, presentano aspetti particolarmente positivi,in termini di infrastrutture e "qualità" del tessuto sociale, e che sono oggi possibili oggetti di sperimentazione, sempre che la "vivacità" delle strutture si manifesti attivamente. Per quanto riguarda il continente africano, è impossibile pensare ad un'implementazione che non tenga conto delle differenze, e che, in particolare nella fase prototipale, non riduca e contemporaneamente diversifichi i suoi obiettivi. Sono presenti sul territorio già progetti simili ed utilizzabili ai fini di nuove applicazioni (per esempio, fin da subito si è pensato all'applicazione del progetto a quei Paesi già selezionati da Unep per lo sviluppo di stazioni ambientali), ma purtroppo la situazione del territorio, come il caso studio da noi presentato dimostrerà, non si può ritenere endogenamente innovativa.


3 2.2 Gli attori

Alla luce di quanto in precedenza detto, è prevedibile che la nascita dell'idea sia provenuta da soggetti esterni alle realtà di applicazione, e che solo in un secondo momento si sia passati al coinvolgimento dei Paesi, scelti per la realizzazione. Infatti, vero promotore dell'iniziativa fu il Laboratorio di Robotica del Politecnico di Milano, che ormai da anni si è dimostrato promotore di iniziative internazionali per la cooperazione e lo sviluppo/implementazione di sistemi di teleconsulting innovativi. Infatti, al suo interno riunisce capacità tipicamente tecniche-tecnologiche, grazie alla sua equipe di collaboratori, molto specializzati, ed alla struttura dell'Università, che, da sempre in Italia, è all'avanguardia in tutti i campi della tecnica. Inoltre, il Laboratorio ha nel suo coordinatore, il prof. ing. Alberto Rovetta, il presidente del comitato nuove tecnologie dell'UATI-UNESCO. E' infatti all'interno di questo organismo internazionale che il progetto, ideato all'interno del Laboratorio, assunse il suo aspetto internazionale e cominciò a riscuotere consensi. In realtà fu ideato come progetto generico, non avendo, la struttura del laboratorio le competenze necessarie per curare gli aspetti politici che il progetto comportava. Fu approvato all'unanimità dall'UATI, e il presidente, Mr. Saillard, individuò nell'Africa l'ambiente prioritario di sviluppo. E' così che il progetto, fin da subito, riuscì ad ottenere uno sponsor internazionale prioritario, che,in breve, si sarebbe attivato per la totale riuscita dell'iniziativa. 


2 2.3 L'idea di base

Il progetto Telesalute in Africa ha come scopo quello di stabilire un collegamento attraverso i sistemi di telecomunicazioni con satellite, ponti radio, fibre ottiche, reti di calcolatori, da più centri ospedalieri in Europa (Milano, Parigi, Londra) con alcuni centri ospedalieri in Africa, collegati con unità periferiche di assistenza , con il fine di trasmettere e ricevere immagini diagnostiche per la salute con trasmissioni di tabelle cliniche, radiografie, analisi diagnostiche, in tempi brevissimi.

Il canale a doppia trasmissione di dati ed informazioni vuole servire sia per la diagnostica e prevenzione sia per l'addestramento ed il training del personale medico e paramedico locale.

Si persegue, quindi, il miglioramento della diagnostica medica tramite tecnologie avanzate di telecomunicazione in termini di rapidità ed evidenti vantaggi medici. Inoltre si tratta di un progetto che vuole evidenziare l'aspetto umanitario: è perseguita la minimizzazione dei costi sebbene il ritorno monetario non sia prioritario ; si ritiene che gli Enti che partecipino possano offrire una propria immagine di particolare valenza.

L'idea iniziale è quella di realizzarlo in due fasi distinte:

Progetto pilota

Progetto vero e proprio

Il progetto pilota vede nella presentazione dei risultati in ambito internazionale, mediante una serie di dimostrazioni di applicabilità della struttura prototipale dei meccanismi di collegamento, il fine ultimo della sua realizzazione, con il susseguente passaggio al progetto d'implementazione vero e proprio.

6 3. Sviluppo del Concept

7 3.1 Il processo di sviluppo

Il progetto, poiché non direttamente riconducibile ad un solo soggetto realizzatore, subì un processo di sviluppo del concept particolare, modificando le ipotesi di soluzione e gli ambiti di applicazione ogniqualvolta si presentò la possibilità di utilizzare nuove sinergie. In particolare, si realizzò mediante una serie di incontri tra i promotori, che , grazie alle loro conoscenze e possibilità, andarono man mano introducendo e stimolando nuovi soggetti. Si andò delineando sin dai primi incontri il concept: il progetto intendeva realizzare una struttura costituita da un centro in Europa, un centro principale in Africa e uno o più centri periferici in Africa. Era chiara l'intenzione di aumentare il numero di centri principali (in Europa ed in Africa) e periferici. Si volevano utilizzare tecnologie moderne con bassi costi di esercizio e manutenzione In principio, come detto, fu il Laboratorio di Robotica a spingere verso la realizzazione, ricercando all'esterno le collaborazioni necessarie allo sviluppo dell'idea. In particolare con l'approvazione da parte dell'UATI il progetto assunse la sua connotazione africana ed internazionale. Fu ben presto approvato dall'ITU, organo delle Nazioni Unite, che diventò parte integrante del gruppo promotore/realizzatore. Per lo sviluppo tecnologico si cercò fin da subito di utilizzare le competenze presenti sul territorio, e le possibilità offerte dagli Enti Internazionali, ma il progetto, già dalle sue fasi iniziali, si configurava come portatore di alti costi di struttura e mantenimento. Tutti i partecipanti iniziali stimolarono la divulgazione esterna, ed in particolare furono ricercate collaborazioni con imprese. Prime fra tutte le società di telecomunicazioni, giacché fu chiaro sin dall'inizio il desiderio di utilizzare reti a fibre ottiche e reti di calcolatori. Ma le distanze e le nuove possibilità tecnologiche suggerirono anche l'utilizzo di sistemi di comunicazioni satellitari, e, quindi si individuò in Inmarsat il partner necessario per sviluppare questo aspetto del progetto. L'Italia è il Paese promotore, ma ben presto anche la Francia, in particolare con l'equipe medico-scientifica dell'Istituto di Telemedicina di Toulouse, si unirà all'iniziativa. Furono definite ben presto le specifiche competenze dei partecipanti, ed il loro contributo allo sviluppo del progetto:

o       Il Politecnico di Milano, in collaborazione con UATI , per la definizione degli aspetti riguardanti le pratiche mediche; per l'identificazione delle appropriate applicazioni di telemedicina e delle infrastrutture ed equipaggiamenti medici necessari; per la definizione della struttura organizzativa per lo sviluppo del servizio.

o       ITU, per l'assistenza nel definire la configurazione e l'integrazione di rete di telecomunicazioni per gli equipaggiamenti medici; per definire i requisiti tecnici ed operativi; per assistere la definizione la localizzazione delle nuove stazioni terrestri in Africa e la loro interconnessione con i centri ospedalieri; per il coordinamento con le amministrazioni locali dei paesi interessati , con particolare focalizzazione sugli aspetti operazionali e regolamentativi; per l'assistenza locale (attraverso gli uffici regionali dell'ITU) durante la fase di implementazione del sistema; per controllare il servizio durante il periodo pilota ;per identificare le appropriate procedure ed i meccanismi di correzione che si sarebbero applicati dopo il periodo pilota del progetto. 

o       Telecom Italia, per la fornitura delle apparecchiature di telemedicina; per l'assistenza tecnica in Italia per l'integrazione delle apparecchiature di telemedicina nelle strutture ospedaliere e per implementare la fase pilota del progetto; l'attrezzaggio dei collegamenti richiesti tra la stazione terrestre di Fucino e gli ospedali a Roma e Milano; per lo sviluppo del progetto dopo la fase pilota.

o       Inmarsat, per la fornitura dei terminali satellitari portatili e per l'assistenza per la loro integrazione con le apparecchiature di telemedicina; per la fornitura delle capacità spaziali richieste , (gratuitamente o a tariffe ridotte) per il periodo pilota o per un periodo stabilito.

In più , quali soggetti fondamentali nei collegamenti Africa-Francia furono riconosciuti il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali francese (Direzione ospedali) e France Telecom. Ancora, un supporto assolutamente da non sottovalutare offrì lo staff di supporto medico del progetto, che nel caso italiano comprendeva diversi dottori milanesi, che si dimostrò sempre disponibile alla collaborazione ed indispensabile durante le prove e, soprattutto, nei collegamenti realizzati. L'apporto dei Paesi africani fu, sostanzialmente poco incisivo: alla presenza di un forte interesse, considerando le possibilità applicative della proposta, corrispondeva una certa reticenza, dovuta ai rischi connessi al forte impatto sulla mentalità ed i costumi comuni ed agli investimenti necessari per un intervento diretto nell'iniziativa. Gli organismi dei Paesi africani contattati si dichiararono dunque interessati qualora si fosse dimostrata la possibilità reale di implementazione, ma non parteciparono direttamente. 

Ben presto si identificò nella conferenza di sviluppo delle Telecomunicazioni in Africa (6/11 Maggio 1996) ad Abidjan, Costa d'Avorio, l'occasione per un vero e proprio lancio internazionale dell'iniziativa, che allo stesso tempo sarebbe servita ai partecipanti come fonte di informazioni supplementari nel processo di sviluppo. I collegamenti sarebbero avvenuti tra una postazione da campo situata nei luoghi della conferenza ed il Politecnico di Milano, da una parte, e Belfast e Toulouse, dall'altra.

La fase di preparazione tecnica si realizzò attraverso intense sessioni di collegamento e trasmissione/ricezione reciproca di immagini tra il Politecnico di Milano e l'Istituto di Telemedicina di Toulouse, per ottenere standard accettabili di chiarezza e definizione immagine e suoni.

La struttura interna del Laboratorio di Robotica si impegnò interamente nella realizzazione del progetto: in particolare, sotto la direzione del prof. Rovetta, lo staff si modellava secondo i compiti e delle competenze. Vi fu la nomina di una coordinatrice (la sig.a :Elena Garavaldi), ma la flessibilità, strumento competitivo delle piccole/piccolissime strutture, fu totale. La realizzazione della proposta progettuale, la promozione agli organi nazionali di stampa, il coordinamento con lo staff medico milanese del progetto (fondamentale durante i collegamenti che sarebbero avvenuti durante la conferenza di Abidjan), l'organizzazione di incontri tra i partecipanti furono solo alcune delle attività in cui si impegnarono tutti i componenti l'equipe.


5 3.2 Descrizione del progetto

Progetto pilota

Si tratta di una dimostrazione di teleconsulto diagnostico che mostri la possibilità dello sviluppo della telemedicina in Africa. Prevede l'utilizzo di un'antenna Inmarsat per il collegamento con la sede del Congresso Internazionale delle Telecomunicazioni ad Abidjan.

La Telecom Italia si dovrebbe occupare di fornire il supporto nell'installazione dell'antenna, sia della dimostrazione degli apparati di telemedicina che possono essere utilizzati dai medici al Congresso.

Fasi operative del progetto pilota:

-         Definizione dei costi di installazione (in particolare, verifica dell'apporto Telecom Italia), gestione e manutenzione di quattro linee ISDN (Politecnico, Policlinico e altri ospedali);

-         Definizione dei costi di installazione, gestione e manutenzione dei seguenti apparati di telemedicina: Prontovideosoccorso, Telecardiologia per le stazioni di Milano e per tre stazioni Africane;

-         supporto nella valutazione tecnica dell'interfaccia delle linee di cui al primo punto e degli apparati di telemedicina (per il progetto pilota e la realizzazione del progetto) e con l'antenna Inmarsat (per la dimostrazione al Congresso).

Progetto vero e proprio

Introduzione

Il progetto presenta il coinvolgimento di numerosi Paesi africani, e persegue diversi obiettivi, che si possono riassumere nei seguenti punti:

- cooperazione nel campo dell'applicazione delle nuove tecnologie nelle analisi diagnostiche e nell'analisi dell'immagine per la salute;

- connessioni tra grandi ospedali e piccoli ambulatori a grande distanza per analisi mediche con collegamenti a basso costo;

- rendere autonomi nella gestione i singoli centri e paesi;

- formazione in loco del personale tenendo conto delle diverse attitudini all'utilizzo di mezzi di comunicazione e dei diversi punti di vista dei potenziali utenti (malato, medico, tecnico);

- programmazione di un piano di manutenzione delle apparecchiature da parte delle competenze locali;

- definizione dell'orizzonte temporale per ottenere i risultati del progetto.

Chiaramente si devono studiare forme di realizzazione capaci di venire incontro alle reali esigenze sanitarie della popolazione. Data l'arretratezza delle strutture sanitarie dei Paesi prescelti, il progetto prevede la realizzazione di:

- telediagnosi per favorire la comunicazione delle conoscenze mediche relative alle malattie riscontrate; 

- radiologia (lastre);

- cardiologia (elettrocardiogramma);

- microscopie per analisi laboratorio.

Un ulteriore risultato cui il progetto mirerebbe sarebbe la prevenzione di nuove malattie che potrebbero nascere nei territori africani, sviluppando così un'immediata ricerca sul virus individuato.

Descrizione dell'organizzazione

Il progetto si basa sulla costituzione di una serie di centri d'ascolto, cioè città o zone presumibilmente dotate di strutture specialistiche disponibili all'ascolto e alla consulenza medica 24 ore su 24 ubicate opportunamente dal punto di vista geografico. Fattori rilevanti per la scelta del territorio dove installare i centri dovrebbero essere:

la densità abitativa 

le dimensioni del territorio

l'orografia del territorio

la situazione delle telecomunicazioni

Il progetto prevede una diversificazione tra i centri interessati, in particolare distingue le strutture in :

Ospedali centrali-Punti di Ascolto Specialistico (PAS) - in Europa

Nell'idea base le sedi centrali dovrebbero essere Parigi e Milano[1]. Le sedi riceventi dovrebbero essere costituite da :

2 postazioni di video/ teleconsulto (in Radiologia e Pronto Soccorso);

1 postazione di TELEECG Rx in Unità coronarica o simile, applicabile quasi interamente in collegamenti con strutture in Africa in Cantieri e posti di lavoro (tracciato polso/pressione/Televisita/terapia/risposta// nuova telefonata o televisita dopo un'ora; in base alle risposte o l'ammalato ha beneficio o non risponde alla terapia, oppure inutile aspettare la terapia, oppure trasferimento a SC-elicottero- o PAS);

-1 postazione di TeleEEG Rx applicabile quasi esclusivamente in collegamenti con strutture in Africa in cantieri e posti di lavoro (televisita accurata e ripetuta: sintomatologia/elettrocardiogramma e giudizio sulla trasportabilità del paziente oppure spostamento del chirurgo che decide trasporto, intervento oppure spostamento del paziente).

Le specialità medico-chirurgiche di applicazione possono essere: pediatria, ginecologia, ostetricia, traumatologia, anatomia patologica, chirurgia generale, medicina interna, malattie infettive, dermatologia, neurochirurgia.

Ospedali Centrali-Strutture centrali (SC) -in Africa:

Gli ospedali coinvolti (in linea generale si tenta di sfruttare strutture già esistenti sia per ridurre considerevolmente i costi, sia per integrarsi in maniera ancora più completa con il territorio), dovrebbero essere quattro: uno in Africa del Nord; due in Africa Centrale; uno in Africa del Sud. Le postazioni dovrebbero comprendere: 

-unità radiologica;

-unità chirurgica;

-unità laboratorio di analisi (elaborazione dati, diagnosi e terapia);

-2 unità di terapia intensiva (casi più gravi con letti monitorizzati 24 ore su 24/polso /pressione/ECG).

Dovrebbe assicurarsi la disponibilità di computers modem, scanner, macchina fotografica con disco digitale e di contenitori di materiale farmaceutico, videoteche.

Ospedali periferici in Africa (OP):

Dovrebbero essere almeno quattro per ogni SC, quindi in totale dovrebbero arrivare a sedici (4x4=16), tutti dotati di cento-duecento posti letti e con reparti di pediatria, ginecologia/ostetricia, medicina generale, chirurgia generale, radiologia (radiodiagnostica ed ecodiagnostica), e con un laboratorio dove effettuare biochimica di base ed esami batteriologici. Gli ospedali periferici dovrebbero essere di due tipi:

1.Struttura a media mobilità: è composta di: ambulatorio equipaggiato per visite generiche; laboratorio di analisi (emocromo/analisi azotemia/glicemia); laboratorio di analisi per esami degenza; pronto soccorso; postazione per teleconferenze diagnostiche e terapeutiche, di tecnica medica /chirurgia /ortopedia /ginecologia / oculistica.

2.Struttura ad alta mobilità: ha le stesse funzioni della struttura precedente, ma con capacità ridotte. All'interno degli ospedali periferici è prevista un'unità mobile che possa spostarsi sul territorio in caso di grandi emergenze (epidemie/ calamità/ carestie; a richiesta, esigenze della territorialità; prime emergenze).

 

Nell'unità per telecomunicazioni sono situati tutti gli apparati di interfacciamento alle linee di trasmissione utilizzate:

-linee telefoniche in cavo, sia commutate sia dirette (punto-punto);

-sistemi radiomobile pubblici;

-sistemi radiomobile privati;

-sistemi satellitari.


Tecnologie adottate per i collegamenti

Il network di telecomunicazione che si è pensato di utilizzare è costituito da :

-sistemi di satelliti;

-terminali telefonici;

-reti a fibre ottiche;

-reti di calcolatori.

Il collegamento avverrebbe con le seguenti modalità:

Ospedali europei- Fucino tramite fibra ottica;

Fucino - Ospedale Centrale Nairobi e Ospedale ad Accra tramite satellite Intelsat,

Ospedale Centrale Nairobi - Ospedali Periferici tramite ponte radio;

Per il collegamento tra Accra ed Abidjan non si è ipotizzata una realizzazione tramite stazione VSAT. 

Sicuramente si può considerare fattore critico di successo del progetto la possibilità che il collegamento sia visivo, anche lento. Inoltre, bisogna considerare che in molti paesi africani esistono già e sono in funzione tecnologie applicate disponibili.

Con il sistema Inmarsat si sono realizzate stazioni mobili ed è possibile utilizzare strutture di telecomunicazione a basso costo con valigette . I satelliti geostazionari sono supportati da reti di satelliti di piccole dimensioni. Quindi, per applicazioni e nicchie di Telemedicina, di telecomunicazioni, di teleassistenza esiste realmente la possibilità di trasmettere mediante reti INMARSAT. Bisogna comunque sottolineare che è veramente vitale ai fini della riuscita del progetto che, visto il territorio su cui si è deciso di sviluppare l'iniziativa, si ottengano bassi costi di esercizio e di manutenzione. Inoltre si propone l'impiego di stazioni VSAT già sperimentate, come detto sopra, e utilizzate e di reti telefoniche a fibre ottiche, condizione di integrazione del sistema.

Le tecnologie esistenti sono :-Marconi-Alenia per le stazioni;-Telespazio per i collegamenti;-ESA per la comunicazione;-UNEP per la comunicazione;-I terminali Vsat sono Marconi -Alenia tramite ESA e UNEP.

Le reti di telecomunicazioni che si possono utilizzare sono

per le reti a cavo: Rete telefonica generale, Reti a pacchetto, ISDN;

per le reti Radio: Reti Radiomobili Tacs, GSM, DECT,DCS e simili;

per le reti satelliti: Rete INMARSAT .


4 4. Il lancio del sistema prodotto

Il lancio coincise con la conferenza di sviluppo delle Telecomunicazioni in Africa (6/11 Maggio 1996) ad Abidjan, Costa d'Avorio: il Laboratorio, effettuò collegamenti con una parte del comitato promotore, tra cui il prof. Rovetta del Laboratorio, presenti nella città , presso una postazione mobile. Le prove tecniche furono l'occupazione principale dei giorni immediatamente precedenti, ma, contemporaneamente,fu già possibile per il prof. Rovetta , coadiuvato dal tecnico Matteo Mancini della Telecom , utilizzare i macchinari per insegnare il meccanismo di funzionamento dei telecollegamenti a studenti ivoriani di medicina ed ingegneria meccanica ed elettronica , precedentemente ricercati e selezionati , convocati per tempo sul posto. Fu così subito chiara l'intenzione dei promotori di dimostrare appieno, nell'ordine stabilito, la realizzabilità dell'iniziativa: il training dei futuri utilizzatori e tecnici, parte fondamentale del progetto, era già cominciato.

Il progetto "Telesalute in Africa" raggiunse il risultato atteso il giorno 6 Maggio 1996, quando il Gruppo di collaborazione per la Telemedicina, insieme a più enti di varia natura , tutti concentrati per il raggiungimento dello scopo prefissato, dimostrò che le teleconsultazioni mediche erano e sono una possibilità realizzabile. Nei giorni dal 6 al 9 Maggio furono realizzati, in "contemporanea" tra Milano,Toulouse e Belfast, più collegamenti con la postazione presente sul luogo della Conferenza Panafricana per le Telecomunicazioni. Esattamente le modalità del collegamento furono : Inmarsat fornì la connessione satellitare attraverso L'EIK di Oslo , France Telecom e Telecom Italia fornirono le connessioni di terra attraverso l'intermediario delle loro stazioni terrestri, Geolink fornì la stazione terrestre.

Tra il Politecnico di Milano ed Abdijan furono istituiti due collegamenti, durante i quali medici africani ed italiani hanno avuto la possibilità di condividere e commentare immagini mediche a distanza. In particolare furono trasmesse immagini di Dermatologia[2], di Pronto Soccorso, e di Cardiologia e sono stati poi commentati alcuni tracciati elettrocardiografici proposti dal gruppo di Milano. I collegamenti proseguirono anche nei giorni successivi, ed il prof. Rovetta fu delegato dal sig. N.Murati , segretario Generale dell'UATI , a rappresentare l'UATI in tutte

le conferenze che avrebbero trattato di "Telesalute in Africa ". Infatti, egli partecipò anche al meeting del G-7, Midrand - Africa meridionale -, 13-15 Maggio 1996, ed alla conferenza sulla Telemedicina in Africa, Midrand, 16-18 Maggio 1996.

A Midrand il prof. Rovetta era ospite dello stand degli inglesi dell'Inmarsat, i quali disponevano di un sistema VC 7000 prodotto dalla British Telecom, che permetteva di ricetrasmettere contributi medici senza necessità di avere un sistema uguale dall'altra parte; il contatto era il sig. Laurence Hawkins della Pertec, Repubblica Sudafricana. Il collegamento principale avvenne il 14 Maggio 1996 ( via satellite ) che durò dalle 15:30 alle 18:10; questo perché a Midrand gli spettatori erano i duecentocinquanta ministri riuniti nell'edificio dei congressi nel corso del G-7, che tra un incontro e l'altro sarebbero passati davanti alla postazione allestita nello stand Inmarsat: furono ricetrasmesse immagini di Cardiologia, Dermatologia, diapositive di Pronto Soccorso, ma soprattutto furono inviate la Rettocolonscopia e l'Eco Doppler che , essendo di particolare lunghezza consentirono anche un commento di una certa durata. Ancora, furono realizzate, sempre nei giorni del meeting del G7, diverse chiamate via ISDN, dalle postazioni Telecom ed Alcatel, verso il Laboratorio di Robotica a Milano.

Furono organizzate diverse conferenze stampa per promuovere l'iniziativa, ed inoltre i giornalisti furono invitati a partecipare alle teleconferenze realizzate; questo alla luce delle promozioni, necessarie per un progetto come "Telesalute in Africa", sempre aperto all'esterno ed in particolare ai contributi tecnici e materiali disponibili da ogni fonte.




3 5. Le ricadute ed i risultati

Le collaborazioni realizzate all'interno della fase prototipale del progetto Telesalute in Africa sono il primo importante risultato ottenuto dalle strutture interessate: un'integrazione di soggetti di natura differente mirata alla diffusione della tecnologia e dell'innovazione in un campo delicato ed importantissimo della scienza come la medicina.

In questo senso, il Laboratorio di Robotica del Politecnico di Milano, alla luce delle sue attività di ricerca e progettazione continue, in ambienti altamente innovativi, ha ottenuto la possibilità di stringere e mantenere relazioni con soggetti direttamente operanti nei settori d'occupazione. Queste relazioni sono tuttora proficue per la struttura, giacché l'attività del Laboratorio prosegue nell'applicazione delle tecnologie del Teleconsulting.

L'operazione "Telesalute in Africa" si può rileggere anche alla luce dello stimolo all'applicazione del design di sistemi a nuovi campi: il successo del progetto è in questo senso rappresentato dal rumore provocato nel mondo scientifico dall'iniziativa.

In un campo come quello medico, dove le tecnologie sono ormai parti integranti delle pratiche quotidiane, si è diffusa la conoscenza dei sistemi di Telemedicina, e delle loro possibili applicazioni. La facilità d'accesso all'assistenza specialistica localizzata è chiaramente la caratteristica che più è risaltata dall'iniziativa, ma anche la sua utilizzazione, in presenza di disponibilità di risorse non necessariamente ingenti, in zone che si potrebbero definire svantaggiate è un risultato da non trascurare. Inoltre si è stimolata l'attività di collaborazione tra specialisti provenienti da diverse realtà, dimostrando, allo stesso tempo, la tempestività e l'ottima qualità dei teleconsulti realizzati.

Inoltre, l'eco prodotta nei soggetti interessati allo sviluppo delle possibili applicazioni dei sistemi di teleconsulting è ancor di più positiva per la struttura di ricerca: in contesti altamente innovativi il rischio è forse la componente prioritaria. Le iniziative devono in primo luogo dimostrare funzionalità e praticità, per poter essere accettate e, successivamente sviluppate. Telesalute in Africa ha dimostrato che i sistemi di Teleconsulting comportano vantaggi di integrazione di tecnologie e di flessibilità delle proposte progettuali, realizzando sistemi dalla relativa semplicità di utilizzazione. L'applicazione ad altri campi dipende dall'inventiva e dall'intuito umano e dallo sforzo profuso dai promotori dell'innovazione. L’interconnessione operativa di Internet ed ISDN consente di condividere immagini e movimenti dinamici su due livelli diversi, con nuovi possibili sviluppi, con particolari applicazioni per la telesalute come strumento di prevenzione, di diagnosi, di terapia, d’assistenza, di training.

All'interno del Laboratorio si è poi ottenuto anche un allargamento delle competenze ed uno stimolo alla profusione di sempre maggiori energie nello sviluppo dell'attività di design di sistemi di Teleconsulting: la possibilità di riuscita è palese ed i benefici ricavabili dall'applicazione delle tecnologie ha spinto ancor di più gli elementi motivati ad un lavoro responsabile e proficuo.

 

 
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Marco Marino